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Home Archivio News 2008 Eric e Marco a Roth: un tranquillo week-end... di paura!

Eric e Marco a Roth: un tranquillo week-end... di paura!

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Eric "Nibelungo" Ontini e Marco "Superleg" Gambarini raccontanto le loro personali sensazioni vissute a Roth durante il mitico ironman (posso chiamarlo così lo stesso, vero???).
Buona lettura! :)

Dedicato a quelli che nella tormenta di neve scalano le vette del mondo

Dedicato ai geni della palla ovale

Dedicato a “ The fastest thing on no legs” alias Oscar Pistorius

Dedicato a Stefano Miglietti

Dedicato al “Lupo di Ludizzo ” alias Roberto Ghidoni

Dedicato ad Alex Zanardi…

 

Mentre leggo delle mirabolanti sfide epiche dei ns atleti che affrontano i tornanti dello stelvio per 21k sotto la pioggia, ed altri che stabiliscono i loro personale nei giri di pista, il giorno 13 Luglio in quel di Roth (Germany) la terra dei teutonici, dei nibelunghi e degli ariani si è svolto per il settimo anno consecutivo il Quelle Challenge Roth, gara di triathlon su distanza Ironman…
Il sottoscritto and Super Leg Gambarini Marco finalmente, dopo 6 mesi di allenamenti, eravamo li a giocarci le nostre misere carte per un traguardo personale.. (sicuramente molto più piccolo rispetto ai sopra citati UOMINI ai quali dedico questo racconto)…
La terra Germanica ci ha riservato delle belle sorprese ma ci ha dato anche delle belle gioie: toccare il cielo con un dito ed essere felice perché un tuo amico nonché compagno di allenamenti dopo parecchi anni corona il proprio sogno di diventare un IRONMAN ( grande Marco ce l’hai fatta).
Accorgerti che dopo 9h30 di gara sotto le intemperie funeste del meteo ti rendi conto che hai ancora 30’ di tempo per coronare il sogno di abbattere il muro delle 10h ma hai ancora 7km di run sotto il diluvio per terminare la tua maratona e sei consapevole che le energie sono ridotte al lumicino…
Vedere uomini e donne che come te hanno un sogno nel cassetto che si trovano costretti a ritirarsi per il freddo ( ad un certo punto ho visto una tenda con dentro 100 persone infreddolite sembrava un lazzaretto di appestati)…..A fine gara più di 500 ritirati!!!!!
Arrivare al traguardo sotto un diluvio universale e scorgere persone che mai hai visto e mai più rivedrai che si sbracciano per salutarti e toccarti quasi tu fossi un dio greco…….(credo che se fossimo stati in Italia Dio sarebbe comparso sotto altre forme!!!!!!!!!!!!!!!!!!)...
Il bello di un Ironman è il fatto che hai talmente tanto tempo che nella mente ti passano mille pensieri e mille domande alle quali tante volte non sai rispondere, il bello di un Ironman è il fatto che ti accorgi che ci sono persone che come te amano mettersi in gioco, il bello di un Ironman è conoscere nuovi amici e grandi uomini che con te condividono gli allenamenti e le fatiche di un anno, il bello di un Ironman e guardare negli occhi i tuoi amici, genitori, fidanzate, mogli, figli ed essere orgoglioso di loro, il bello di un Ironman è quello che di lascia dentro, il bello di un Ironman è il fatto che è un Ironman.

Un abbraccio a tutti i freeeeeeboys and freeeeeeeegilrs….

Eric O.




…”walk up this morning the house was cold, check the furnace she wasn’t burning…” sulle note di una vecchia canzone del Boss inizia la mia camperata trasferta familiare alla volta di Roth, obiettivo Quelle Challenge.. insomma il fantomatico ironman…
Chissà perché da quando ho iniziato la mia modesta carriera di triathleta questa parola ha iniziato a rimbalzare nella mia testa, e tutte le volte che trovavo compagni di squadra, amici di allenamento o ignari sconosciuti che si fossero pregiati dell’appellativo di finisher partivo con una fila di domande a raffica da stordire anche un pugile… Ed infatti già in quanto ad iscrizioni all’Ironman potevo dire la  mia… 2006 Klagenfurt, 2007 Zurigo… in entrambi i casi rimasti sogni nel cassetto perché nel mentre una doppietta di nani ha allietato la  mia vita di giovane sposino.
Questa volta ci siamo, incredibile ma vero sono sereno e contento mentre con la Ceci da copilota, Robi e Mati nei seggiolini a urlare e darsi sberle e calci, ci avventuriamo verso la terra tedesca; ripasso mentalmente i compiti fatti: da marzo in avanti, complice la vicinanza con uno strano personaggio denominato “il nibelungo – l’ironman dagli occhi di ghiaccio..” i miei allenamenti si sono fatti belli intensi e ad oggi, pur consapevole che sempre si può fare meglio, non ho nulla da rimproverarmi, in gara potrà succedere di tutto ma penso di essere pronto
Arriviamo a Roth nella serata di giovedì e troviamo sistemazione nella zona della partenza, nella cittadina di Hilpolstein, dove a ridosso del Rothsee si trova il canale in cui, a parte simpatiche chiatte, nuoteremo la prima frazione della gara e dove si farà la T1 (primo cambio nuoto-bici per i non addetti) per poi spostarsi verso il Paese dove è situata la T2 (secondo cambio bici-corsa, anche se avreste dovuto intuirlo…) e  l’arrivo.
La zona è molto bella, il laghetto che di per se è poco più di una pozza artificiale è reso un posto di villeggiatura incantevole dalle organizzazione  ed ordine teutonico; c’è tutto, pista ciclabile, barche, ristorante, birra a go-go, percorsi ciclabili; i due giorni di attesa passano in relax completo, il venerdì ritiro il pettorale a Roth e visitiamo la zona esposizione con una miriade incredibile di negozi e il sabato pomeriggio portiamo la bici in zona partenza, controllo di chip casco, sistemiamo  tutto quanto per bene ed è fatta!
Un paio di birrette con il Nibelungo sono d’obbligo, e che diavolo, bisogna integrare a dovere i sali minerali…
La notte pre gara trascorre tranquilla, punto le mie belle tre sveglie alle 04,45 ma inutile dire che mi alzo ben prima, anche perché nell’arco della notte una simpaticissima pioggia inizia e picchiettare sul  tetto  del camper… no problem  mi dico… tutto previsto pure da ilmeteo.it… lieve pioggia e poi schiarite per il giorno della gara…
Lieve pioggia, schiarite, un par di cionfoli… mi alzo che scende a secchiate e con un umore non proprio alle stelle mi dirigo in zona partenza.
Le facce di tutti cercano di non far trapelare la tensione per la gara, ma soprattutto per questo tempo che non accenna a migliorare, piove parecchio e fa freddino… inutile pensarci più di tanto… qui si fa la storia… avanti a preparare le ultime cose, su la muta e via…
07.35 sono in decima batteria, ad agosto dello scorso anno, quando dopo una uscita con Alby  Pontoglio che mi aveva entusiasmato con il suo racconto su Roth, mi ero iscritto avevo dichiarato credo 13 ore e dunque sono in una batteria tra le ultime, poco importa, traguardi di tempo non ne ho, oggi conta solo arrivare…
Partiamo tutti e capisco che non è che sia una armata di gran nuotatori… qui c’è da fare un po’ di chiarezza perché vanno un po’ tutti come cazzo gli pare… un paio di cartoni ben assestati a destra, due calci a sinistra e con un po’ di fatica insegno un poco di educazione a ste crucchi magna kartoffel… eh che diamine, già la gara è lunga, già il mio stile denominato “a rospo” non è tra i più performanti in acqua, se poi ogni tre per due mi trovo piedi, braccia e gambe addosso non è che si vada moto lontano…
Nuoto bene, sono tranquillo, la gara non si  fa di certo qui… esco bene dall’acqua anche se verso la fine a momenti mi addormento dalla noia… nel mentre tengo l’occhio agli spettatori che ci seguono dal ponte.. gli ombrelli sono ancora aperti… qui gnari oggi sarà aiva tutto il giorno…
Usciamo al trotto (per obblighi di foto non per altro) e ci si cambia per la seconda frazione, fortuna avevo messo la maglia da bici, manicotti e antipioggia nella sacca, oggi serviranno di sicuro… inforco la mia biga e via… mi assesto un attimo e controllo come sto andando… velocità 0…km 0… Ok, ok Marco, rilassati e pensa… tiro due cazzotti al computerino , poi  passando per il rosario completo di tutti gli improperi che conosco, inizio a prendermela con il mio amico Fabio che mi aveva preparato la bici… dopo qualche chilometro, facendo sfoggio di tutte le mie conoscenze ingegneristiche capisco di aver montato la ruota anteriore al contrario… così è davvero difficile che il magnete riesca a segnare…
Poco male mi dico, segno del destino, vedo solo il conta pedalate, i km sono segnati benissimo ogni 10 km, non ho bisogno di altro, vado come me la sento, senza mai forzare, la bici è la frazione a me più ostica, e dunque vado via bello morbido…
La pioggia non molla un secondo e rende meno scenografico un percorso che sotto il sole dovrebbe essere sicuramente molto bello, non fa niente, adoro pedalare sotto la pioggia… vuoi mettere, non sudi neanche un po’…
I km passano tranquilli, parecchia gente mi passa, qualcuno li passo io (in genere quelli contraddistinti dalla baga che appoggia direttamente sul canotto della biga…), faccio sempre fatica paradossalmente sui primi km; quando sei a 10, 20 e pensi che te ne mancano 170, 160 l’idea non è bellissima, ma man mano che vado il traguardo è sempre più vicino; cerco di distrarmi, mangio regolarmente (mangio… credo di essere l’unica persona che ha finito un iron ed è ingrassata nel frattempo… bilancio finale: 86 barrette, 54 banane, 124  tra gel, gellini, fiale, tubetti, 36 litri di acqua e 26 di una sostanza non meglio identificata che ai ristori – ottimi peraltro con un sacco di gente che in una fila lunga 200 metri è pronta a darti tutto – chiamano IZO, ad un certo punto mi viene la paura che i giudici che seguono attentamente tutto il percorso si presentino da me con il conto…).
Tra i miei mille pensieri ne spicca uno in particolare per tutti coloro che mi avevano detto “a Roth la biga è TUTTA PIATTA”. Ora, odio voler fare il preciso e soprattutto dover  ricorrere alle mie dette reminescenze  ingegneristiche ma il concetto di piatto non è che si avvicini proprio a tutto questo sali e scendi… mah… andiamo avanti…
Pedala pedala passa tutto in fretta, la mitica salita del Solarberg, l’altra altrettanto bella di Grinding, dove davvero ti senti quasi uno figo, un atleta vero, tanto che  quasi ti viene da fermarti a chiedere a tutta ste gente che cavolo ci fa li a fare così tanto tifo ad atleti scacciosi come me in una domenica di luglio in cui oltretutto piove il diluvio
Sono cose che ti aiutano un sacco e ti danno la birra per arrivare in fondo ai 180 km; io ci arrivo senza strafare ma ancora bello tranquillo, entro in zona cambio, mi asciugo per bene, mi cambio e via…
Qui finalmente mi sento a casa, la maratona è forse la gara che amo di più di tutte, siamo amici, non mi ha mai tradito, il mio  obiettivo era arrivarci senza aver perso troppe energie e così è stato, sento di non poter sbagliare…
Parto e mi ricordo le parole del Nibelungo (copiate da Ciarrochi mica farina del suo sacco né… “corri piano, non partire forte…sentirai di averne ma parti piano); così faccio, sono felice, sto bene, le gambe ci sono, l’aver tagliato il mio pelo invernale e aver dato retta ai consigli di Peter Red (alias il ns mitico Pietro Rossi) sul fatto di decespugliare il boschetto che cresceva rigoglioso sulle gambe è stata cosa saggia e al contrario di Sansone (beato lui che aveva folta chioma…) non ho perso le mie forze…
I’m a runner, I’m a runner… stavolta funziona, vado bene, sto bene, non voglio strafare, tengo d’occhio i km e il tempo per essere controllato, continua a piovere, ma ora non importa davvero più, conto i km, faccio un po’ di conti e previsoni per alleviare i pensieri, guardo gli altri atleti, in tanti che stanno patendo, quelli della staffetta che arrivano belli freschi. Incroci mille facce, mille pensieri di persone che sono li come me per coronare un sogno che va al di la del risultato cronometrico, che per ognuno significa qualcosa di importante, diverso, ma per tutti grande e bello
I dolorini iniziano a farsi sentire, un ginocchio, una caviglia, l’anca… tutta normale amministrazione oggi non ce ne è… oggi si arriva dritti in fondo…
Al mio 21esimo in lontananza vedo la maglia arancio di Freezone, è il mitico Nibelungo con le ali ai piedi  si appresta ad incrociarmi dopo aver passato il suo 37esimo km… siccome è cieco devo quasi andare a sbattergli contro per distogliere il suo sguardo di cavaliere del nord… alla fine si accorge del suo amico Superleg e ci battiamo un 5; sta andando alla grande, fortissimo il  Nibelungo, oggi il meteo non è stato di aiuto al suo tempo finale, ma lui si che è un atleta vero
In un batter d’occhio i km finali si avvicinano, dal 28 in poi è tutto più facile, mi dico: sono solo 14… sono solo 13… sono solo 12… forse la stanchezza di fondo permette di ingannare con così poco il mio cervello che ormai si è assopito da parecchio… ed eccomi all’arrivo… la strada sale un attimo, inizia ad essere tutto transennato e ci avviciniamo all’ingresso del triathlon park… è una grandissima emozione, mi guardo intorno e cerco di riempirmi gli occhi e il cuore di tutte queste emozioni, delle facce delle persone, dei suoni delle immagini… mi viene un nodo in gola, c’è l’ho fatta, cerco tra la folla la mia famiglia, data la pioggia immagino che i nani non ce l’abbiano fatta a venire… questo il mio unico rimpianto.. non vedere il sorriso del mio Robi e la mia bellissima Mati, sento invece le urla della Ceci, incrocio il suo sguardo e vedo i suoi occhi grandi pieni di gioia… ci sono è il rettilineo finale, la curva ed il traguardo… passo sotto lo striscione dell’arrivo con le braccia al cielo, sono un finisher
Mi sembra che queste lunghe ore siano passate tutte in un soffio, come bere una birra tutta di un fiato, con grande soddisfazione, goduria e senso di appagamento… la fatica non esiste più, rimane solo una profonda gioia
Ripenso agli allenamenti fatti, al tempo rubato per forza di cose al lavoro e anche alla famiglia; penso che la vera mia soddisfazione non è sola relativa alla gara in se ma anche a questi mesi di preparazione, a come la serenità di fondo che la famiglia mi ha dato e che ho raggiunto con il mio lavoro hanno reso tutta la preparazione un grande momento di benessere; prendo per modo di fare poche cose sul serio, o meglio non faccio di nulla un dramma e anche questa gara è stata preparata con questo spirito; con impegno e serietà ma anche con gli allenamenti insieme agli amici, con cui dopo magari 150 km in bici ci si scolavano delle sane birre e si sparavano sane idiozie, cercando di stare il più possibile con il nostro grande gruppo, Freezone, facendo le gare con i compagni di squadra, sprint, olimpico, duathlon, pista o altro che fosse, con l’entusiamo e la forza che metto in tutto quello che faccio e con la voglia di divertirsi insieme; per questo spirito la mia  gara a Roth mi ha dato soddisfazione, non per quanto ci ho messo in se, ma per come ci sono arrivato
Gran merito lo devo dare al mio amico Nibelungo alias Eric Ontini, che mi ha preso per mano e insegnato l’ABC della preparazione (li si è fermato perché purtroppo con l’alfabeto ancora non ha molta dimestichezza), mi ha spronato, mi ha consigliato e mi ha tirato per tutti questi mesi, un grande atleta ed un caro nuovo amico che sicuramente non perderò di vista (a parte quando in bici indossa il suo caschetto da “penetrator” e si mette andare a 45 all’ora alla volta di Sarnico…)
E devo poi tutto a  Cecilia, che grazie alla serenità che mi ha dato, ai fantastici bimbi che sta crescendo , mi ha permesso di dedicarmi a questa gara con la giusta concentrazione e ha reso tutto facile..a te che, rubando le parole a Jovanotti,… che hai preso la mia vita e ne hai fatto molto di più…a  te che hai dato senso al tempo senza misurarlo… a te che sei il mio amore grande ed il mio grande amore… a te che sei, semplicemente sei, sostanza dei giorni miei,  sostanza dei sogni miei…

Gamba alias Superleg
W freezone
W la biga
TFL Team
Hits
 

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